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   di Carlo Cattaneo


G. de Liguori
L'ateo smascherato
Immagini dell'ateismo e del materialismo nell'apologetica cattolica da Cartesio a Kant

Il volume raccoglie una serie unitaria di specifici sondaggi intorno alla immagine dell’ateismo e del materialismo costruita dai controversisti cattolici, gesuiti in particolare, tra i secoli XVII e XVIII. Nella prima parte tratta dell’anticartesianesimo in Francia e in Italia, soffermandosi in modo particolare sui gesuiti Garasse e Daniel e sulla polemica anticartesiana a Napoli condotta nel modo più sistematico da Benedetto Aletino. Nella seconda parte (Anticartesianesimo e antilluminismo nell’apologetica italiana) approfondisce i rapporti tra l’apologetica di Alfonso de Liguori e quella dei suoi principali interlocutori, Genovesi, Muratori, Vico, nei confronti della filosofia moderna (Cartesio, Spinoza, Bayle, Hobbes, Locke, Kant) e analizza sulle fonti l’immagine del materialismo ateo e la figura del libertin comme fantoche apologétique che da tale esegesi emerge. La particolarità del lavoro sta soprattutto nell’aver messo in luce, sotto l’aspra polemica, il profilarsi di una prospettiva effettivamente atea e materialistica che, dai manoscritti clandestini perviene, in forme e modi differenti, all’Illuminismo. Una Postilla non conclusiva evidenzia la storica deformazione operata da gesuiti e positivisti della critica kantiana e del suo effettivo contributo al rapporto tra scienza e filosofia.


A. Marcone
Sul mondo antico
Scritti vari di storia della storiografia moderna

In questo volume sono raccolti diciassette saggi e tredici discussioni di libri pubblicati tra il 1989 e il 2009 che riguardano alcuni nodi problematici fondamentali per comprendere l’evoluzione della ricerca moderna sul mondo antico. Un posto di rilievo nel libro hanno alcune figure come quelle di Gibbon, Niebuhr e Mommsen in ragione dell’importanza che queste hanno avuto per lo sviluppo degli studi anche in relazione a decisive questioni di metodo. Un’attenzione particolare è riservata alla peculiarità con cui in Italia ci si è occupati del mondo antico tra Settecento e Ottocento anche in rapporto ai nuovi orientamenti di studio che si andavano profilando a livello europeo. Nel libro si dà rilievo anche al modo con cui la società contemporanea si confronta con valori e ideali ereditati dall’Antichità greco-romana, primo fra tutti la democrazia.


A. Scuderi
L'ombra del filologo
Romanzo europeo e crisi della cultura umanistica

Dalla Montagna incantata di Thomas Mann a Il tuo volto domani di Javier Marías, il saggio ripercorre la storia della figura del filologo e dell’umanista nel romanzo europeo dell’ultimo secolo. Una figura minore ma che si svela essere il crocevia di dibattiti fondamentali, quali quelli sul canone ed i classici, sul mito ed il conflitto tra antico e moderno, ma anche sulla riforma della scuola, la natura elitaria degli studi umanistici ed il loro nesso con le ideologie autoritarie del Secolo Breve. Attraverso scrittori nodali del Novecento quali Orwell (la cui funzione appare centrale per capacità di analisi ed innovazione del ruolo del letterato) e poi Gadda (sintomatico del rovello tutto italiano della classicità) e ancora Woolf, Eliot, Proust, Joyce, Forster, fino ad autori più recenti quali Pontiggia, Toussaint o il regista Manoel De Oliveira, il saggio ci invita a capire cosa si celi dietro l’aura della pratica filologica, ma anche perché e come questa sia così fortemente entrata in crisi. In un’ottica comparatistica e culturalista, rintracciando i rapporti tra figure del panorama letterario e «grandi padri» della filologia novecentesca (Mann e Wilamowitz, Gadda e Pasquali), il volume vuole fornire una lettura della tradizione letteraria europea e insieme avanzare prove di risposta alla crisi presente della pratica filologica e critico-letteraria. Esso si rivolge a tutti coloro che sono oggi interessati ai temi della cultura umanistica, della sua vicenda pedagogica ma anche del suo futuro possibile, della sua ricerca di una nuova e plurale idea di cultura. Completano il saggio principale tre appendici sul rapporto tra studi letterari e scienze umane (sociologia, psicologia, filosofia, antropologia).


F. Maiullari
Il mito e le passioni
Introduzione alla mitologia greca
e prospettive analitiche adleriane

Perché mito e passioni oggi? Perché il mito e le passioni sono l’essenza stessa della vita psichica. Mito è racconto, sogno, utopia; è dare senso al mondo e credere in qualcosa che spieghi e orienti l’esistenza. La passione, invece, indica il colore e la direzione del movimento psichico, costruttivo o distruttivo, secondo tutte le sfumature di un ipotetico arcobaleno degli affetti. Ognuno costruisce i suoi miti individuali, in modo conscio e inconscio; può trattarsi di miti religiosi, laici, civili, politici, di miti assoluti, sacri, profani, letterari, a volte positivi e a volte negativi, comunque è sempre di mito che si vive e che si può anche morire. Esiste un rapporto tra mito e cura di sé? Gran parte del libro svolge in filigrana questa idea: dalla catarsi (di cui parla già Aristotele) che gli spettatori vivevano a teatro durante la messa in scena dei miti di dèi e di eroi, fino alle moderne cure psicologiche in cui si decide di andare a mettere in scena, ad esempio sul lettino di una stanza analitica, il mito personale che si cela nel teatro della mente.


L. Paglia
Il grido e l'ultragrido
Lettura di Ungaretti (dal Sentimento
del Tempo al Taccuino del Vecchio)

Nel binomio grido/ultragrido è proposto il diagramma emotivo, esistenziale e stilistico delle opere poetiche ungarettiane dal Sentimento del Tempo fino alle ultime raccolte, oscillanti dialetticamente tra il dolore della vita e il suo superamento nell’ultragrido metafisico, della cui totalità testuale viene data la lettura stratigrafica, nel sondaggio dei vari livelli del significato e del significante. Essa è preceduta dalla individuazione delle «strutture profonde» che sono precisate nelle introduzioni globali alle singole raccolte, nelle quali sono delineati anche il processo genetico e le modalità stilistiche, oltre all’organismo logico-semantico, al sistema archetipico-simbolico e al meccanismo spaziotemporale.
In questo modo, il mosaico delle composizioni ungarettiane è ricondotto alla globalità interpretativa macrotestuale, così come è portato a compimento l’itinerario esegetico – avviato da Luigi Paglia con L’urlo e lo stupore dedicato alla lettura dell’Allegria – con cui viene realizzata per la prima volta l’analisi di tutte le poesie ungarettiane.


S. Micali
Ascesa e declino dell'"uomo di lusso"

Lo studio ripercorre la storia ottocentesca del romanzo di formazione, seguendo al suo interno quel particolare filone costituito dall’educazione dell’«eroe intellettuale»: nato nella Francia della Restaurazione, il «romanzo dell’intellettuale» si configura come un tentativo di analisi narrativa dell’antitesi tra le due forme originarie del paradigma di formazione, il Bildungsroman dell’eroe borghese e il romanzo dell’artista, e per il tramite di essa anche dell’antitesi politico-sociale tra artista e società borghese. Dopo aver delineato la genealogia europea (e in particolare francese) del modello narrativo del romanzo dell’intellettuale, lo studio si concentra sulle sue vicende italiane a partire dall’unificazione: attraverso una serie di analisi ravvicinate dei romanzi di Dossi, Verga, Fogazzaro, d’Annunzio e Svevo, Simona Micali ci racconta la storia ottocentesca dell’eroe intellettuale italiano, e al tempo stesso quella delle molte metamorfosi e conversioni che dal romance d’ambizione dell’eroe romantico conducono al romanzo novecentesco dell’inetto.


A. Marcone

Di tarda antichità

I 27 saggi raccolti nel volume, per quanto leggibili singolarmente, nel loro insieme danno ampia riprova della complessità intellettuale e culturale della Tarda Antichità. Oltre alla considerazione del problema religioso, un’attenzione specifica è riservata all’autonomia della componente politica anche nell’azione di uomini di Chiesa come sant’Ambrogio. La specificità e la peculiarità dei generi letterari trovano rilievo in diversi contributi in cui è valorizzata la sensibilità di un’epoca in cui forti sono gli elementi che accomunano pagani e cristiani. Il ruolo svolto da protagonisti della storia politica e religiosa, come Costantino e Giuliano, e da personalità di primo piano del ceto senatorio, come Simmaco, è esaminato nel dettaglio. Analisi specifica è dedicata al De Civitate Dei di sant’Agostino e alla sua lettura della crisi dell’Impero.


A. Bonadeo, E. Romano (a cura di)

Dialogando con il passato

Il rapporto con il passato è riconosciuto come tratto fondante della rappresentazione che una comunità culturale dà di se stessa, ovvero dell’identità in cui si riconosce. Ciò vale in particolare per un’età attenta alla definizione della propria identità culturale come quella flavia. I contributi raccolti nel volume si propongono di indagare e illustrare, sotto l’aspetto della produzione sia letteraria sia architettonico-figurativa, la natura complessa di queste dinamiche di relazione con il passato: un intreccio di continuità e discontinuità, in cui al propagandato recupero degli ideali augustei (e, per riflesso, di quelli repubblicani) e al conclamato rifiuto degli eccessi neroniani fa riscontro nella realtà l’emergere di significative convergenze proprio con l’età giulio-claudia.


F. Marrone (a cura di)
DesCartes et DesLettres

L’epistolario di Descartes non costituisce solo una documentazione relativa al ‘privato’ dell’autore, ma configura un vero e proprio ‘laboratorio intellettuale’ in cui il filosofo elabora le dottrine che nelle opere trovano una più compiuta formulazione, fornisce chiarimenti su quanto sostenuto in esse e, a volte, propone tesi che non vi figurano. Le discussioni di cui esso è testimonianza arricchiscono il corpus delle opere fornendo ciò che in esse resta implicito o non tematizzato, e danno la misura di quanto il pensiero cartesiano si costituisca all’interno di uno scambio tra Descartes e i suoi corrispondenti. I saggi pubblicati nel presente volume mettono a tema da punti di vista diversi la centralità della corrispondenza nel contesto del pensiero cartesiano, l’importanza che nel XVII secolo essa ha assunto nel processo di diffusione della filosofia di Descartes e il suo apporto nella costituzione della ‘tradizione cartesiana’.


Matteo Canevari

La religiosità feroce. Studio sulla filosofia eterologica di Georges Bataille

Sul finire degli anni Trenta, Georges Bataille scriveva «Noi siamo ferocemente religiosi», indicando nell’energia propria del fervore religioso una chiave di interpretazione dello spirito confuso e contraddittorio dell’epoca. Poco dopo, durante la guerra, inizia la stesura dei testi che compongono la Summa Ateologica, nei quali si confondono riflessione ed esperienza, intrecciando un fitto confronto con Hegel, con Nietzsche e con alcuni autori della tradizione mistica. Questo volume propone di indagare in modo originale il dialogo, spesso lo scontro e il ripensamento, che Georges Bataille in quegli anni intrattiene con la dimensione religiosa e sacra dell’esistenza come luogo privilegiato dal quale osservare la questione epocale del nichilismo e dare espressione al grande rivolgimento etico ed epistemologico che da quella crisi prendeva corpo.


Elena Fasano Guarini

L’Italia moderna e la Toscana dei prìncipi Discussioni e ricerche storiche

I saggi raccolti in questo volume si muovono lungo due linee principali: il problema dell’amministrazione della giustizia come asse centrale nello sviluppo di nuovi equilibri statali nell’Età moderna; la concreta realtà dei rapporti instauratisi tra Stato, città e territori al tempo del Principato mediceo. Lungo queste linee si sono cercate le chiavi per comprendere la natura storica dello Stato regionale toscano, nel quadro complessivo delle vicende italiane. Il volume si articola in tre sezioni tematiche. Nella prima (Percorsi storiografici) compaiono contributi sulla storia generale dello «Stato» nell’Italia moderna e le discussioni metodologiche che intorno ad essa si sono sviluppate. La seconda e la terza (I prìncipi e la giustizia e Stato, città, territori nella Toscana medicea) raccolgono ricerche originali sulla storia del Granducato di Toscana tra Cinque e Seicento, con le sue premesse quattrocentesche.


Monica Miretti

I Davia. Profilo di una famiglia senatoria bolognese tra XVII e XIX secolo

Il volume ricostruisce le vicende di una famiglia senatoria bolognese, i Davia, attivamente presenti sulla scena cittadina già a partire dal Seicento e la cui parabola si esaurisce con la loro estinzione, nella seconda metà dell’Ottocento. Sullo sfondo delle vicende del casato emerge, con vivacità, anche la vita dei singoli, con le loro carriere, i loro amori e le loro passioni intellettuali. È proprio quest’ultimo elemento a conferire un carattere di unicità ai Davia, per il vivo interesse verso la filosofia dei ‘moderni’ che unisce uomini e donne appartenenti alla famiglia bolognese, passa di generazione in generazione e si traduce in opportunità di affermazione sociale e professionale. Ecco allora che l’orizzonte si amplia e lo scenario si dilata ben oltre le mura della città felsinea, verso i maggiori centri culturali della penisola italiana, primo fra tutti Roma, ricostruendo percorsi intellettuali e amicizie personali che legano i Davia ai massimi esponenti della cultura del loro tempo.


Mario Moroni

Al limite. L’idea di margine e confine nel Novecento italiano

In un’epoca come la nostra, caratterizzata da una riconfigurazione dell’assetto geo-politico dei territori, gli sviluppi più recenti del pensiero occidentale, del multiculturalismo e del postcolonialismo hanno ridiscusso radicalmente concetti spaziali quali margine e centro. I «cultural studies» americani hanno messo in primo piano la relazione tra confini, esilio e diaspora. L’intento di questo volume è di stabilire un contatto tra gli studi d’italianistica e queste più ampie problematiche. Le indagini critiche proposte si fondano su quattro aspetti dell’idea di limite: margine, limine, confine e frontiera, i quali sono trattati prima a livello antropologico, geografico e filosofico, poi attraverso specifiche analisi testuali di autori italiani moderni e contemporanei, tra i quali Foscolo, Leopardi, D’Annunzio, Pascoli, Slataper, Magris, Montale, Ungaretti, Porta ed alcuni autori della recente letteratura italiana della migrazione.


Niccolò Scaffai

La regola e l’invenzione. Saggi sulla letteratura italiana nel Novecento

I saggi raccolti nel volume riflettono una medesima idea sullo studio della letteratura: dalla conoscenza della regola generale (in cui rientrano elementi di stile, di teoria e di storia della letteratura) procede l’invenzione (nel senso di inventio, reperimento) degli argomenti critici. Scandito in tre parti (I. Forme e generi della poesia, II. Testi e letture, III. Stili e temi della prosa), il volume è attraversato da alcune linee principali: la «forma libro» nella poesia, la relazione tra le scritture eccentriche o ‘estreme’ (giovanili, postume, inedite) di un autore e le sue opere maggiori, la permanenza e l’evoluzione nel Novecento di istituti e concetti cruciali nello svolgimento della letteratura italiana. La maggior parte dei saggi tratta di «macrotesti»; ma anche le letture ravvicinate tendono alla collocazione di singoli scritti e poesie nei rispettivi libri o raccolte. L’idea di base è che il modo in cui un autore organizza la propria opera abbia direttamente a che fare con la sua poetica (e, indirettamente, con una visione del mondo).




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