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   di Carlo Cattaneo

S. Taviano
Translating english as a lingua franca

La diffusione sempre crescente dell’inglese come lingua franca (ELF) è un fenomeno linguistico dalle vaste implicazioni politiche, sociali e culturali. Il libro fornisce un’analisi innovativa delle sfide che ELF pone al traduttore e offre suggerimenti su come tali trasformazioni possano influenzare l’insegnamento della traduzione. Basato su un approccio interdisciplinare che riunisce studi inerenti ELF, approcci socio-culturali alle teorie della traduzione e istanze di pedagogia della traduzione, il libro, in inglese, esamina la natura ibrida di ELF e il ruolo multiforme del traduttore al giorno d’oggi. L’autrice mette in discussione la visione diffusa di ELF in quanto lingua semplificata e semplice da tradurre, evidenziando i legami tra l’inglese come lingua locale e l’inglese come lingua globale. Il libro vuole essere di stimolo ai docenti di traduzione perché rendano gli studenti consapevoli di cosa significhi tradurre nel mondo odierno della globalizzazione e li inducano a riflettere sulle questioni etiche insite nell’atto del tradurre.


T. Raffaelli
Alfred Marshall e la vecchia scuola di Cambridge

L’antologia presenta testi di Alfred Marshall e della sua scuola, in massima parte qui tradotti per la prima volta.
Sono raccolti in sei sezioni – metodo, analisi, moneta, economia industriale, economia del benessere, economia e società – precedute da un’ampia introduzione che propone la nuova interpretazione dell’opera di Marshall emersa dale ricerche e dagli studi degli ultimi decenni. Fanno inoltre parte dell’antologia testi di Pigou sulla moneta e l’economia del benessere, di Chapman sul distretto, e di Lavington
ed Andrews sull’economia industriale che danno il senso della ricchezza e vitalità della scuola marshalliana, oggi ampiamente rivalutata.


S. Bernardini
Crisi o declino?

Le dimensioni dell’attuale crisi fanno pensare che non si tratti soltanto della solita e ricorrente crisi finanziaria, bensì di una radicale riconsiderazione del modello di sviluppo occidentale. Il XXI secolo sembra subire una ‘tempesta perfetta’: da una parte la contrazione della morale e dell’istruzione minano le qualità del cittadino; dall’altra l’espansione dello sviluppo ne esaspera il suo ‘vizietto’: lo scambio tra produzione e attività finanziaria, la sua coniugazione con l’inquinamento ambientale. Al centro, l’effetto perverso del tendenziale innalzamento della qualità della vita che spinge in basso frange sempre più consistenti di popolazione. È una sfida quasi improba, che l’intelligenza degli uomini, tuttavia, saprà raccogliere e, come al solito, vincere’.


M. Mazzocut-Mis
Il senso del limite

Il fruitore non desidera l’orrore eppure lo gode nell’arte e lo patisce nella vita. Quando è mostruoso connubio di abiezione e sublime, la fruizione diventa godimento mai pacificato, sempre problematico, spesso irrisolto, che sconfina con l’ambito fisiologico se non patologico.
Una retorica degli effetti estremi che il fruitore ben conosce e che trasforma lo spettatore in voyeur o in vittima; che lo trasforma in apatico carnefice quando la crudeltà si lascia esporre senza recessi. Sguardi dell’orrore che sono fruizione del limite, fruizione al limite: il Settecento lo insegna. Un senso del limite è quello che il secolo del buon gusto elabora, perché rappresentare l’orrore significa scegliere non tanto di addomesticarlo ma di renderlo ancora fruibile. Gioco di limiti che limiti non sono se possono alludere a un infinito che porta spesso i tratti del sublime.


G. Mastromarco, P. Totaro
Storia del teatro greco
Le rappresentazioni teatrali – per noi indissolubilmente legate ai nomi di Eschilo, Sofocle, Euripide, Aristofane e Menandro – rivestivano un’importante funzione religiosa e politica nel mondo greco. Le tragedie e le commedie attiche sono gli archetipi del teatro occidentale, ne hanno influenzato la vicenda più che bimillenaria: non a caso personaggi tragici, quali Antigone, Edipo, Elettra, Fedra, Medea, e maschere comiche (soldati fanfaroni, intellettuali boriosi, servi astuti, vecchi avari, giovani innamorati, avide mezzane) continuano a popolare il nostro immaginario teatrale. Questo volume, che ripercorre la storia del teatro greco dalle origini al III secolo a.C., si propone di ricostruire gli aspetti salienti di quella civiltà teatrale e di dar luce alla poetica dei suoi autori.

A. Aloni, A. Iannucci
L’elegia greca e l’epigramma dalle origini al V secolo
Con un’appendice sulla ‘nuova’ elegia di Archiloco
L’elegia è un genere straordinariamente vitale nella letteratura greca, tanto da accompagnarne l’intero svolgimento, con un tratto riconoscibile e distinto rispetto ad altri generi in ragione di una struttura formale immutabile e costante. L’elegia e i suoi destinatari, le forme e i modi della comunicazione, il codice formale e la definizione di genere sono al centro di questo libro, completato da una rassegna su autori e contenuti, in cui la naturale esposizione storica dei dati è equilibrata con il tentativo di una visione più generale e sincronica. In appendice, infine, il testo, una traduzione e un’interpretazione dell’ultimo inestimabile dono dei papiri di Ossirinco: una nuova e ampia elegia di Archiloco che ha modificato il quadro interpretativo non solo del poeta ma dell’intero genere.

P. Fasano
L’imbroglio romanzesco
Una teoria della comunicazione nei Promessi sposi
Il volume affronta il nodo della scrittura e dei meccanismi della comunicazione all’interno de I promessi sposi, investendo così il problema della natura peculiare del messaggio narrativo. Il risultato costituisce un sorprendente punto d’arrivo degli studi manzoniani di Pino Fasano che, in diverse occasioni, è tornato sul problema della autoreferenzialità nel romanzo. L’autore ci guida in una lettura affascinante che mira a ricostruire i percorsi comunicativi messi in opera da Manzoni: le interruzioni del racconto e le intrusioni d’autore, il raddoppio del ruolo del narratore, la costruzione di episodi ridondanti rispetto alla trama principale che servono a veicolare un significato metanarrativo, le ripetizioni del racconto attraverso un utilizzo di narratori «interni» o di protonarratori, lo slittamento emblematico del finale. Attraverso l’originale prospettiva di una teoria della comunicazione, viene riletto un testo classico della nostra tradizione letteraria che ancora ci sfida con tutta la sua tormentosa modernità.

Jean-François Gilmont
Dal manoscritto all'ipertesto

La storia del libro non può limitarsi alla semplice ricostruzione delle tecniche di stampa, ma deve analizzare anche i profondi mutamenti avvenuti lungo il corso dei secoli nella prassi della lettura e nei processi di diffusione e circolazione del libro.
Su questa linea si colloca il lavoro di Gilmont, qui presentato in una versione italiana, che ripercorrendo in forma sintetica l’intero cammino plurimillenario del libro non solo offre aperture su ciò che precede e ciò che segue la sua produzione, ma costituisce, con la ricca serie di indicazioni bibliografiche a chiusura di ogni capitolo, una preziosa introduzione a questo settore di studi.


G. Sangirardi
Ludovico Ariosto
Questa monografia, utilizzando insieme gli strumenti dell’ermeneutica psicanalitica e di quella letteraria, cerca di interpretare contestualmente la vita e l’opera, e prova a mostrare che la ‘distrazione’ di Ludovico Ariosto non è solo una maschera aneddotica, ma uno dei sintomi di una condizione nevrotica da cui nasce il bisogno riparatore della poesia. Di questa riparazione simbolica, tanto più splendida nei suoi risultati quanto più psichicamente necessaria, si segue il percorso che va dalla fase elegiaca della gioventù latina alla grande invenzione di un’ironia ‘paterna’ nell’Orlando furioso, invenzione che però non cessa di subire l’offensiva di affetti (gelosia, invidia, rancore) che emergendo dall’infanzia più remota trovano anche facile esca nelle strutture della società cortigiana e nei conflitti della storia contemporanea, la cui eco risuona più cupamente nelle ultime opere.

B. Bagnato
L'Europa e il mondo.
Origini, sviluppo e crisi dell'imperialismo coloniale
Il volume propone una lettura dei passaggi storici, politici ed economici attraverso i quali l’espansione europea in aree extraeuropee si è trasformata da fenomeno positivo a fenomeno negativo. Il libro si sofferma sul rapporto tra colonialismo e imperialismo, analizza gli effetti della prima guerra mondiale sulla tenuta degli imperi e il sistema dei mandati, seguendo gli sviluppi della relazione fra centro e periferia fino agli anni Sessanta e mettendo in luce il nesso esistente tra la decolonizzazione e l’evoluzione del sistema internazionale.

G. Geraci, A. Marcone, A. Cristofori, C. Salvaterra

Fonti per la storia romana
Nessun discorso storico può prescindere dal contatto diretto con le fonti, senza le quali sarebbe impossibile capire su quali basi siano stati ricostruiti gli eventi del passato. Il volume – primo esempio in Italia di un’opera di tale respiro – intende offrire agli studenti universitari e a chiunque abbia interesse per l’età antica una rassegna di testi e documenti in traduzione italiana particolarmente significativi per capire la storia del mondo romano, delle sue istituzioni e della sua civiltà.

M. Salucci

La teoria dell'identità. Alle origini della filosofia della mente
I testi fondamentali della teoria dell’identità psicofisica, nonché alcuni tra i testi più rappresentativi della discussione che la teoria ha suscitato, sono presentati per la prima volta in lingua italiana in questa raccolta. Peculiare di questa teoria è l’elaborazione e l’analisi di nozioni (identità, linguaggio topico-neutrale, ruolo causale) che sono divenute strumenti imprescindibili per qualsiasi trattazione del problema mente-corpo.

N. Badaloni
Laici credenti all’alba del moderno
Il volume, cui Nicola Badaloni ha lavorato intensamente e con passione negli ultimi anni ed è stato licenziato per la stampa poche settimane prima della sua morte, indaga le affinità che legano Giovambattista Vico e il “laico credente” Herbert di Cherbury. Centrale in entrambi è l’idea, impregnata di laicità, di provvidenza-natura, che per Herbert è quella forza che si esprime nell’uomo come istinto immediato conservativo e, quando sia mediato dalla ragione, come volontà di salvezza dell’intero genere umano, mentre Vico è più attento alla storia e al suo sviluppo sociale e giuridico.




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