Che cosa hanno in comune la credenza nel potere di influire
mentalmente su qualcuno a distanza, la paura della donna in
gravidanza di produrre coi propri desideri al figlio una lesione
cutanea, e infine il timore per la
capacità jettatoria di alcuni individui, se non
l’antichissima nozione magica di «immaginazione
transitiva»?
Di questo curioso «pregiudizio», secondo cui
una fantasia particolarmente intensa sarebbe in grado di agire
a distanza su cose e persone, modificando di fatto la realtà
esterna, il libro intende ricostruire (brevemente) la ‘storia’:
dalla convergenza di neoplatonismo e medicina araba sino alla
controversia «immaginazionista» del XVIII secolo,
passando per la teosofia di Böhme e per quel fondamentale
snodo che fu il paracelsismo.
Ma riesumare questa ontologia marginale, estranea al dualismo
platonico-cristiano-cartesiano e impegnata a diversificare
la nozione meccanicistica di «materia», garantisce
altresì un punto di osservazione privilegiato sul conflitto
di paradigmi che innerva l’epistemologia premoderna
e di conseguenza sullo sviluppo tutt’altro che lineare
del pensiero scientifico.
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pp. 224, € 13,50
978-88-00-86071-0
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