Se la differenza tra uomo e animale, come ci insegnano gli
uomini del Settecento, si colma con una magnifica gradualità
di forme viventi, compito della filosofia è quello
di descrivere le peculiarità dell‚uno e dell'altro
senza perdere di vista che si tratta solo di differenze quantitative.
Compito di chi legge il Settecento è però quello
di non perdere mai di vista un‚altra verità:
quella per cui le differenze quantitative si possono trasformare
in differenze qualitative.
Ecco perché allora l'estetica dovrebbe preoccuparsi
dell'
animalità. Non si vuole qui indagare l'attrattiva
che la vita animale esercita sull'artista. Non è nemmeno
una prospettiva mimetica quella che viene affrontata. Piuttosto,
a partire dall'analisi del ruolo dell'anima animale nel Settecento,
ci si vuole avvicinare al significato di quei passi di Valéry
nei quali il lavoro del mollusco, che emana la sua conchiglia,
diventa la metafora del lavoro dell'artista.
Nella conchiglia l'uomo vuole riconoscere un fare che gli
appartiene, un produrre che gli è proprio, non tanto
per la tecnica che in essa si esprime ma per quanto di misterioso,
il mistero appunto della creazione artistica, in essa si cela.
Sommario
Introduzione; 1. Una macchina complessa; 2. L'anima animale;
3. Il bisogno e il desiderio; 4. Che cos'è l'animale;
5. Simpatia e affinità elettive; 6. Il senso estetico;
Bibliografia.
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pp. VII-154, € 10,00
978-88-00-86062-8
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